Esportare in Uzbekistan potrebbe essere una buona scelta strategica per le aziende italiane.

Perché? Le occasioni di business sono numerose e la nazione ha intrapreso negli ultimi anni un percorso di decisa modernizzazione.

Esportare in Uzbekistan/exporting to Uzbekistan

L’Uzbekistan ha infatti registrato discreti tassi di crescita che lo hanno portato a essere la seconda potenza dell’Asia Centrale dopo il Kazakistan: storicamente contraddistinto dall’interventismo dello Stato, il Paese ha gradualmente diversificato il proprio mercato interno dopo il crollo dell’URSS, aprendosi agli investimenti esteri. In aumento anche la popolazione, che oggi sfiora i 33 milioni di abitanti.

Le numerose agevolazioni per l’imprese straniere, unite all’accesso a fondi internazionali per lo sviluppo, ha consentito di rafforzare l’economia, adattandola alla domanda internazionale e riducendone l’isolamento rispetto al resto del mondo.

Il quadro economico generale ha mostrato negli ultimi anni netti segnali di miglioramento: tra i settori in cui si registrano le performance migliori spiccano l’agroalimentare – con la creazione di un’industria trasformativa efficiente – l’automotive e il tessile. L’Uzbekistan è infatti il sesto maggior produttore mondiale di cotone e in tempi recenti il governo  ha attuato riforme per consentire lo sviluppo di attività manifatturiere in loco, puntando così sull’export di prodotti finiti.

L’ex repubblica sovietica è inoltre ricca di risorse naturali, tra cui uranio, rame, argento, oro e gas naturale: una condizione che ha stimolato l’aumento delle attività estrattive, a cui si sommano gli alti investimenti in infrastrutture per il settore energetico, rinnovabili comprese.

Quali sono dunque le opportunità per le imprese del Made in Italy?

La graduale crescita di un’industria moderna rappresenta senza dubbio un’occasione per i produttori di macchinari industriali, con campi di applicazione diversi: da quello delle lavorazioni alimentari fino al tessile, passando per l’automotive. Sono inoltre già presenti sul territorio uzbeko numerose aziende italiane attive nel campo delle costruzioni e dell’impiantistica.

Macchinari e automezzi agricoli costituiscono un’altra importante voce del nostro export. Il notevole sviluppo del settore primario dell’Uzbekistan si traduce in occasioni preziose per le imprese italiane specializzate in questo tipo di produzioni. Lo stesso vale per il tessile, che nel 2018 ha contribuito al 16,1% del PIL uzbeko: un settore oggetto di recenti riforme e che oggi continua a richiedere alti investimenti in tecnologia di cui potrebbero beneficiare le tante eccellenze della nostra ingegneria meccanica.

Un peso crescente è rivestito anche dalla componentistica auto, tra cui spiccano convertitori benzina – gas metano e marmitte catalitiche.

Non mancano inoltre prospettive di crescita anche per altri prodotti italiani, sempre più apprezzati dai consumatori della classe media uzbeka: tra questi gioca un ruolo da protagonista la nostra moda.

Da non sottovalutare poi la posizione strategica dell’Uzbekistan, che può essere considerato una vera e propria porta di accesso ai Paesi CSI: un mercato da circa 300 milioni di abitanti esteso su un territorio grande cinque volte l’Europa. Tra i vantaggi più immediati c’è la possibilità di ridurre i costi per esportare in Russia e altre nazioni dell’area, facendo dell’ex Repubblica sovietica uno snodo logistico di grande importanza.

Esportare in Uzbekistan potrebbe dunque essere una scelta vincente per numerose imprese italiane: le prospettive di crescita del Paese, insieme a una sempre più decisa apertura al commercio internazionale, ne fanno una meta interessante, ricettiva nei confronti dei nostri migliori prodotti. La crisi pandemica del 2020 ha inevitabilmente condotto a un calo degli scambi, con le esportazioni italiane scese di dieci punti percentuali a novembre 2020: recuperare terreno nel 2021 è essenziale.

Per farlo al meglio serve prestare attenzione alle opportunità offerte da questo Paese: un antico crocevia di popoli e culture lungo la Via della Seta che oggi si candida a essere una delle mete più appetibili per l’export italiano in Asia Centrale.