Dodici nazioni, una superficie pari a cinque volte quella dell’Europa e una popolazione di oltre 300 milioni di abitanti: questi i numeri principali che descrivono i Paesi CSI.

Paesi CSI

Nata nel 1991 dopo il crollo dell’URSS, la Comunità degli Stati Indipendenti riunisce Paesi molto diversi tra loro per tradizioni, lingue e religioni.

Originariamente erano parte del gruppo Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Ucraina.

In trent’anni molte cose sono cambiate e le nazioni hanno intrapreso percorsi di sviluppo differenti: tuttavia, ancora oggi gli Stati che ne fanno parte sono considerati un’area omogenea a causa degli storici legami – politici ed economici – che li uniscono.

La Russia resta la potenza maggiore della regione, contribuendo al 75% del suo PIL, seguita da Kazakistan (8%) e Ucraina (5,8%). Negli ultimi anni a essere cresciuta rapidamente è anche l’economia dell’Azerbaigian – esportatore di petrolio a livello mondiale – e l’Uzbekistan, che ha avviato numerosi progetti di crescita grazie all’intervento d’istituzioni internazionali come la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.

Non mancano occasioni d’investimento anche in nazioni come l’Armenia, piccola ma situata in una posizione strategica tra Europa e Asia e caratterizzata da una forte crescita del settore agroalimentare e delle infrastrutture.

Dopo un anno di enormi difficoltà per l’export italiano, sviluppare progetti d’internazionalizzazione efficienti è fondamentale: guardare ai paesi CSI potrebbe essere una scelta vincente per le imprese di numerosi settori.

Senza dubbio la crisi dell’ultimo anno ha rallentato il progresso anche di questi Paesi, ma le previsioni di SACE Simest parlano di una ripresa che nel corso del 2021 potrebbe riportare le esportazioni italiane ai livelli del 2019, addirittura superandole.

Quali sono le opportunità più interessanti che le nostre PMI non dovrebbero farsi sfuggire?

La creazione di un “corridoio verde” da parte del governo kazako per favorire l’importazione di prodotti alimentari durante la pandemia rappresenta un elemento di cui tenere conto: a essere cresciuto negli ultimi anni è l’interesse per le nostre specialità casearie, di cui siamo il secondo esportatore nella ex Repubblica sovietica.

Altro settore a beneficiare dei legami con la potenza centro-asiatica potrebbe essere quello dei macchinari, inclusi quelli agricoli: le ingenti risorse naturali del Kazakistan e gli ampi spazi disponibili favoriscono infatti i piani di sviluppo da tempo promossi dal governo a sostegno dell’agricoltura.

La progressiva apertura delle autorità locali al commercio internazionale e i piani di rilancio industriale fanno dell’Uzbekistan un partner ideale per il settore della meccanica, con una posizione di primo piano occupata dalle macchine per il settore tessile e agroalimentare.

In Ucraina gli investimenti in sanità, trasporti e trattamento dei rifiuti, sostenuti in particolare da prestiti internazionali di agenzie multilaterali, possono tradursi in importanti occasioni di business per le imprese nostrane del settore biomedicale, dei macchinari e dell’elettronica.

La Russia continuerà a giocare un ruolo fondamentale: nonostante un anno complesso, il nostro Paese ha mantenuto  la sua posizione di leadership tra i partner commerciali della Federazione, e si prevede un completo recupero dei livelli di export entro la fine del 2021. A trainare la crescita saranno settori come la chimica e l’abbigliamento: nel caso della moda, i dati del motore di ricerca Yandex vedono i capi d’abbigliamento italiani come i più ricercati dai consumatori russi.

Il Made in Italy resta dunque un sinonimo di eccellenza che deve necessariamente guardare a Est per cogliere preziose opportunità di crescita: sicuramente lo scenario internazionale rimane incerto, e per questo è di primaria importanza mantenere un atteggiamento vigile e pronto a reagire a situazioni inaspettate.

Crescere sui mercati esteri continua a essere una sfida complessa, soprattutto nel caso dei paesi CSI, radicalmente diversi tra loro e dove reperire informazioni affidabili è difficile: osservare l’evoluzione del quadro economico è tuttavia imprescindibile, così come possedere dati corretti con cui interpretare il momento che stiamo vivendo.