Quale è stata l’evoluzione dell’export territoriale nel nostro Paese durante gli ultimi mesi?

Un nuovo rapporto a cura di SACE fotografa la realtà, offrendo una panoramica dell’andamento delle esportazioni regionali in Italia.

Export territoriale italiano/ Italian territorial exports

Come noto, lo shock pandemico che ha caratterizzato il 2020 ha avuto notevoli ripercussioni su tutta l’economia nazionale, con effetti differenti per i vari comparti.

La spiccata diversificazione tra le produzioni locali ha consentito alle filiere di reagire con modalità specifiche, dimostrando la grande resilienza posseduta dal Made in Italy.

Ma più nello specifico, quali sono i dati che hanno caratterizzato quest’anno senza precedenti per l’imprenditoria delle nostre regioni?

I primi nove mesi del 2020 sono stati contraddistinti da un vero e proprio crollo dell’export territoriale, con un calo del 12,5% rispetto allo stesso periodo del 2019. Meno accentuata rispetto alla media nazionale è stata la perdita per le aziende dell’agroalimentare localizzate nel Mezzogiorno.

Un chiaro segnale delle potenzialità, ancora troppo spesso inespresse, delle aziende del Sud, che in uno scenario difficile hanno saputo mantenere elevate le esportazioni oltreconfine. A pesare sul dato c’è sicuramente la storica vocazione di regioni come la Campania, dove si rilevano ottime performance i prodotti da forno della provincia di Napoli e Avellino. Buoni anche i risultati per le conserve napoletane e salernitane, che nel periodo gennaio-settembre 2020 registrano rispettivamente un +22,4 e +11,1% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Gli Stati Uniti continuano a costituire una meta di primaria importanza per queste merceologie, ma dati interessanti emergono anche per Francia, Belgio, Australia e Svezia.

Per quanto riguarda la produzione ortofrutticola pugliese hanno giocato un ruolo importante nel corso dell’anno passato le provincie di Bari e Barletta, insieme all’area del foggiano che durante i primi 9 mesi del 2020 ha registrato un +19,5% delle esportazioni.

Altra regione protagonista è stata il Molise, che nel 2020 ha visto crescere in modo esponenziale il proprio export territoriale: un +396% per il settore farmaceutico, con punte del 30,5% per alimenti e bevande e del 63,9% per i mezzi di trasporto.

I dati permettono di comprendere come l’elevata specializzazione delle aziende del Sud nell’ambito agroalimentare costituisca un vero e proprio punto di forza, capace di contribuire positivamente alla crescita della nazione con interessanti prospettive nei mercati esteri. Tra quelli a maggior potenziale, il report segnala partner storici dell’Italia come Germania, Francia e Spagna, ma non mancano opportunità anche in Cina, Turchia e Qatar.

Dati differenti emergono invece per le imprese del Centro-Nord, e in particolare per il mondo manifatturiero di quest’area. Anche qui, il comparto alimentare è quello che ha saputo maggiormente contenere le perdite, in particolare in Toscana ed Emilia Romagna.

Tra i settori più duramente colpiti c’è quello dei beni strumentali, con le regioni leader – Lombardia e Piemonte – che a settembre 2020 hanno registrato flessioni dell’export pari rispettivamente al 17,8 e al 16,4% rispetto al 2019. Tra le province più colpite quella di Torino, con la sua filiera delle macchine utensili e dei robot industriali, insieme alle provincie di Pavia, Biella e Brescia, dove sono numerose le aziende specializzate nella progettazione di macchine per impieghi speciali.

Con perdite a doppia cifra per l’intero settore della meccanica in tutta la penisola, si intravedono tuttavia segnali positivi, come evidenziato di recente anche da Federmacchine che prevede un incremento dell’8.9% del fatturato nel corso del 2021.

La via della ripresa resta dunque ancora lunga, ma si registrano dinamiche di mercato che fanno ben sperare per il futuro del Made in Italy: un esempio è quello del settore legno-arredo con performance eccellenti per distretti produttivi come la provincia di Forlì-Cesena (+ 8,7% di export nel 2020), grazie soprattutto alla domanda estera.

A fronte di una situazione ancora complessa, le imprese sono dunque chiamate ad adottare nuove strategie, presidiando i mercati esteri e consolidando in modo trasparente partnership lungo l’intera catena del valore, con un occhio di riguardo per gli interlocutori stranieri che saranno determinanti nel rilancio d’interi settori.