I dati sono il nuovo petrolio: sì, è un’affermazione che abbiamo sentito tutti (e che forse anche voi a volte avete pronunciato). E allo stesso modo, abbiamo sentito dire che l’uso dei dati è ormai essenziale per le imprese.

Ma cosa significa?

Iniziamo con po’ di storia: il primo pozzo petrolifero della storia venne scavato in Pennsylvania nel 1859. Nel giro di pochi anni nacque la prima compagnia petrolifera, la Standard Oil di Rockefeller, destinata a diventare un colosso industriale: il nome ESSO dovrebbe suggerirvi qualcosa.

Impianto petrolifero/petrochemical plant

Ad aumentare rapidamente fu il numero dei pozzi, ma anche il valore dell’oro nero: il vero e proprio carburante economico del XX secolo, capace di accelerare la crescita d’intere nazioni e di modificarne per sempre il destino.

Una realtà resa possibile dall’uso di tecnologie estrattive e di raffinazione, in grado di trasformare una miscela oleosa in un numero quasi infinito di prodotti ormai alla base della vita di ciascuno di noi.

Cosa significa tutto ciò?

Che è la nostra capacità di trasformare ciò che ci circonda a generare valore.

L’Italia è un Paese che ha fatto dell’industria della trasformazione – la manifattura – un punto di forza e motivo d’orgoglio. Siamo la settima potenza manifatturiera nel mondo e seconda in Europa: un primato conquistato grazie agli imprenditori che hanno investito tempo e risorse per creare eccellenze che oggi ci rendono leader nel machinery, l’arredamento e tanti altri settori.

Viviamo in una cultura profondamente legata alla trasformazione. Perché non applicare questo principio al decision making? Trattare i dati per ottenere informazioni, utilizzandole come base dei propri processi decisionali: un approccio trasformativo che tocca anche ciò che è intangibile.

Abbiamo di fronte a noi aziende che possiamo considerare le “ESSO dei dati”: pensate anche solo per un secondo alle Big Tech affermatesi sulla scena mondiale. Eppure, molte realtà sono ancora diffidenti o impreparate su questo tema. In Italia, ad esempio, poco più 10% delle PMI ricorre a sistemi di Big Data analytics nella propria operatività.

Il motivo di questa diffidenza?

Un gap culturale e di formazione: la trasformazione tecnologica negli ultimi trent’anni è corsa veloce, con un’accelerazione sempre più decisa in tempi recenti. Pensiamo per un attimo solo ai dati: ogni giorno, secondo i calcoli, produciamo oltre 2.5 quintilioni di bytes.

Piccola nota: se non avete idea di quanto possa essere sappiate un quintilione equivale a mille quadriliardi.

Numeri difficilmente immaginabili ma con un potere straordinario: quello di divenire informazioni capaci di tradursi in un vantaggio competitivo. Per le aziende, infatti, i dati possono sostituirsi alle aspettative e alle percezioni a cui ci affidiamo. La nostra sensibilità di manager e imprenditori è essenziale, ma con una bussola a guidarla può diventare uno strumento ancora più efficace.

L’uso dei dati può essere quella bussola. Il motivo?

Perché i dati sono quantificabili: possono essere identificati e misurati in maniera oggettiva. E tutto ciò che è misurabile può essere controllato più facilmente.

Una regola che vale soprattutto nel business: è solo grazie a informazioni affidabili che possiamo controllare l’aleatorietà. Sembra un ossimoro, ma non lo è, e bastano pochi esempi concreti per capirlo:

  • Il CFO utilizza i dati per analizzare l’andamento economico-finanziario aziendale e intervenire in tempo con azioni correttive.
  • Il digital marketing manager raccoglie dati per identificare trend di mercato, definire le buyer personas e modificare le strategie in essere sulla base di queste evidenze.
  • Il sales manager costruisce i propri piani di vendita sui dati: previsioni macroeconomiche, vendite dell’anno precedente, analisi di mercato e tanto altro. Raccoglie e genera informazioni sui clienti per migliorarne la soddisfazione, o insights sui prospect per quantificare un’opportunità e costruire una proposta di valore personalizzata e profittevole.

Lo stesso approccio può riguardare anche il modo con cui costruiamo le nostre relazioni d’affari e ci affacciamo su nuovi mercati: disporre d’informazioni corrette può fare la differenza per un manager alla ricerca di partner, clienti, distributori o fornitori, soprattutto quando ci si muove in nuove aree geografiche.

Tra i benefici immediati ci sono la possibilità di ridurre i rischi dell’internazionalizzazione e velocizzare il go to market.

Dopotutto, la crescita nei mercati esteri è una sfida non da poco e che richiede metodi e strumenti efficienti.

I motori di ricerca forniscono migliaia, o addirittura milioni, di risultati: il rischio di perdersi tra una miriade di “non-informazioni” è alto. Lo stesso pericolo si presenta con le classiche banche dati basate sui codici industriali: elenchi d’imprese troppo spesso non aggiornati e incapaci di restituire una fotografia attendibile dei nostri potenziali partner.

Se quello che stiamo cercando è un ago in un pagliaio, avere una calamita ci può aiutare: un mezzo per scovare l’informazione corretta tra troppi dati, mettendo ordine dove necessario. Solo così possiamo prendere decisioni migliori, più velocemente e senza sprecare risorse preziose: un processo ripetibile che ci rende più competitivi in un mercato sempre più complesso come quello di oggi.

Ma chi ci fornisce questa calamita?

I leader aziendali hanno il compito di educare la propria organizzazione sul valore dell’uso dei dati: un processo che può basarsi su una logica di make or buy.

Nel primo caso, l’approccio data-driven diventa una prerogativa dell’azienda stessa, capace di attivare percorsi dedicati per accrescere le competenze dei propri collaboratori in questo campo.

Nel secondo scenario, l’organizzazione si avvale di partner esterni specializzati nella fornitura di insights ad alto valore aggiunto: analisi in grado di trasformare dati complessi in informazioni accessibili e utilizzabili a scopo strategico.

Perché oggi più che mai questo è il nuovo carburante che alimenta il motore delle aziende, di qualunque settore: sceglierlo è fondamentale per raggiungere nuovi traguardi. Più velocemente, in modo sicuro e con la certezza di usare al meglio le proprie risorse.