L’export di pasta italiana ha vissuto una crescita esponenziale nel corso del 2020: +16% rispetto all’anno precedente, come riporta Coldiretti sulla base dei dati Istat.

Da sempre tra le nostre eccellenze produttive più amate nel mondo, la pasta si è riconfermata tra le protagoniste assolute del export agroalimentare nazionale, giunto lo scorso anno alla cifra record di 46,1 miliardi di euro.

Export di pasta italiana/Italian pasta exports 2

Ma quali sono i mercati più promettenti per le aziende produttrici? Che ragioni ci sono alla base di questo successo?

Dentro e fuori l’Europa, si registrano interessanti trend di crescita che ancora una volta confermano la forza del food & beverage nostrano, visto in tutto il mondo come sinonimo di qualità e affidabilità.

Storicamente la pasta si è sempre distinta in questo ambito, riuscendo a ritagliarsi un posto d’onore nell’immaginario e nei gusti d’intere generazioni di consumatori stranieri.

Se infatti gli italiani continuano a rappresentare i primi acquirenti di questa merceologia – con una media annuale di 23,5 kg pro capite consumati – non mancano anche nei Paesi esteri dati che confermano l’assoluta importanza del prodotto nella dieta di ogni giorno.

Sicuramente alla base del recente boom per l’export di pasta c’è un cambio delle abitudini di vita che ha coinvolto le persone di tutto il mondo: il maggior tempo trascorso in casa, la riscoperta della cucina e di momenti come la preparazione del pranzo e della cena.

In questo scenario, non stupisce che a essere stato premiato sia proprio un prodotto come la pasta italiana: versatile, nutriente e di alta qualità, tanto da essere storicamente alla base della dieta mediterranea. Un’immagine positiva che sicuramente ha contribuito agli oltre i 3,1 miliardi di esportazioni nel solo 2020.

Come riportato anche da Unione Italiana Food, sono oltre 200 le destinazioni per la nostra pasta a livello mondiale, tanto che 1 piatto su 4 consumato nel mondo proviene dal nostro Paese. L’Unione Europa continua a essere una meta fondamentale, con Germania, Francia e Regno Unito a costituire gli acquirenti principali. Le esportazioni sono cresciute qui rispettivamente del 16, 4,3 e 19% durante lo scorso anno, a dispetto di difficoltà dettate da eventi come la Brexit.

Un sempre maggior successo per la nostra pasta si registra anche in Est Europa, mentre Paesi Bassi, Spagna, Austria e Belgio restano mete di notevole importanza.

E fuori dal nostro continente?

Un vero e proprio balzo in avanti si è registrato negli Stati Uniti, principale mercato di sbocco extraeuropeo dove la crescita è stata addirittura del 40%: il chiaro segnale di un sempre maggiore apprezzamento per il prodotto da parte dei consumatori nordamericani. Una tendenza decisamente positiva emerge anche in Asia, con il Giappone a guidare la classifica delle importazioni.

Qui le vendite sono cresciute del 16%, mentre anche la Cina (+23%) continua a mostrarsi estremamente ricettiva nei confronti della nostra pasta. Altra destinazione appetibile per le imprese italiane si conferma l’Australia, con un aumento del 39% dell’export nel 2020: un’ulteriore prova del ruolo strategico che questo Paese può giocare per le esportazioni nazionali.

La presenza sempre più consistente di prodotti italiani sulle tavole straniere testimonia non solo una crescente attenzione per la qualità, ma anche la possibilità per l’agroalimentare di trainare la ripresa del nostro Paese nel corso dei prossimi mesi.

Continuare a puntare su eccellenze consolidate come la pasta rappresenta infatti una scelta vincente, capace di riscuotere il favore di un mercato mondiale e popolato da consumatori sempre più attenti: una via che è essenziale percorrere per rafforzare ulteriormente la leadership di tanti prodotti del Made in Italy.