Il settore farmaceutico italiano è tecnologicamente all’avanguardia, forte di una posizione di leadership a livello europeo e non solo.

Una realtà interessata da una forte crescita negli ultimi anni e capace di distinguersi per gli alti investimenti in ricerca e sviluppo: come guardare al futuro dopo un anno in cui l’industria si è dimostrata un asset fondamentale?

settore farmaceutico/Italian pharmaceutical industry 2

Per prima cosa consideriamo alcuni dati relativi a dimensioni e potenzialità del comparto: come riportato da Farmindustria – che ne riunisce i principali operatori – il farmaceutico italiano può vantare una produzione da oltre 34 miliardi di euro. A questa si somma una marcata vocazione per l’export, con un aumento del 58% nel corso del triennio 2017-2019: la crescita sale al 168% se si guarda agli ultimi dieci anni, facendo dell’Italia, insieme alla Germania, la nazione leader in Europa nell’ambito. Nel 2019, l’export farmaceutico italiano ha rappresentato circa il 6,2% del totale nazionale.

A questi risultati contribuiscono oltre 66.500 persone, che salgono a 146.000 se si considerano gli addetti indiretti: un numero aumentato rapidamente in cinque anni grazie al dinamismo e alle politiche d’investimento del settore. Oltre il 70% della forza lavoro è occupata in imprese sopra i 250 addetti, contro il 24% della media manifatturiera. Un altro elemento che testimonia la vitalità del farmaceutico riguarda la spesa in ricerca e sviluppo, pari a 1,6 miliardi di euro.

Di questi, più di 700 milioni sono destinati alla ricerca clinica, contribuendo attivamente a migliorare le prestazioni offerte dal Sistema Sanitario Nazionale. Il 2020 ha dimostrato in modo inequivocabile come la difesa della salute debba restare una priorità. Ecco perché, insieme al comparto dei dispositivi medici, il farmaceutico continuerà a giocare un ruolo fondamentale per il nostro Paese, fornendo soluzioni concrete per migliorare la qualità di vita di tutti.

Quali sono le strategie a disposizione delle imprese per rendere tutto ciò possibile?

Come evidenziato da un report pubblicato da Cassa Depositi e Prestiti in collaborazione con Luiss Business School e EY, il settore si distingue per la propria resilienza, messa alla prova dallo shock pandemico del 2020. Le chiusure susseguitesi nel corso dei mesi hanno causato ritardi e blocchi della produzione, mettendo in luce la necessità di partnership sempre più strutturate lungo la catena del valore al fine di garantire la continuità delle attività.

Emerge inoltre la necessità di una spinta all’innovazione attraverso politiche mirate: le misure adottate da parte dell’autorità pubblica sono essenziali da questo punto di vista, incentivando lo sviluppo di medicinali e terapie altamente efficaci e in grado di rispondere alle esigenze dei pazienti.

L’innovazione di prodotto si dovrà inoltre accompagnare a quella dei processi attraverso un utilizzo delle nuove tecnologie: Big Data e Intelligenza Artificiale si confermano anche in questo campo determinanti. Il loro ricorso potrebbe ad esempio consentire di rendere più efficaci i test clinici utilizzando grandi quantità di dati demografici, mentre l’AI consentirebbe di sviluppare modelli predittivi con cui migliorare le modalità di somministrazione dei farmaci.

Un’altra via da percorrere è certamente quella di costruzione di partnership strategiche tra aziende del settore, in modo da ridurre i rischi, rafforzare la presenza nei mercati internazionali e soddisfare al meglio una domanda che negli anni a venire si orienterà verso soluzioni sempre più specifiche. Si pensi ad esempio ai farmaci biologici, che nel nostro Paese rappresentano ancora una quota minoritaria della produzione: l’individuazione e la selezione dei giusti interlocutori potrebbe consentire alle aziende del pharma italiano di sviluppare nuove soluzioni ad alto tasso innovativo.

A questo fine, potrebbe risultare particolarmente utile mappare i mercati di riferimento per individuare nuovi partner con cui instaurare relazioni proficue: un’attività che comporta un attento monitoraggio per individuare le controparti migliori all’interno di un settore dall’elevata complessità.

In definitiva, uno studio approfondito dello scenario e l’integrazione di soluzioni digitali all’interno dei processi rappresenta una priorità anche per le imprese del settore farmaceutico: solo in questo modo sarà possibile mantenere la propria competitività continuando a svolgere un servizio essenziale per intere comunità.