L’arredamento italiano è una delle numerose eccellenze della nostra manifattura, da sempre sinonimo di qualità e originalità.

La filiera del legno-arredo è eterogenea e popolata da numerose realtà: da quelle specializzate nella produzione della materia prima fino alla sua lavorazione, passando per il design e la realizzazione di mobili apprezzati a livello internazionale.

Quali sono le occasioni da cogliere per le imprese? Quali le maggiori prove da affrontare in questo momento e non solo?

Arredamento italiano/italian furnishing

Legno-arredo italiano: sulla via del rilancio

Se il 2020 è stato l’anno dello stop, parzialmente mitigato dalle riaperture della scorsa estate, il 2021 si pone come quello del rilancio.

Con un saldo commerciale positivo di oltre 7,6 miliardi di euro nel 2019, il legno-arredo italiano è senza dubbio uno degli asset economici fondamentali del nostro Paese.

Le difficoltà produttive e logistiche dei mesi passati si sono abbattute sia sul mercato domestico che su quello estero, da sempre essenziale per le imprese. Con una contrazione complessiva del fatturato pari al 9,1%, il 2020 si è chiuso negativamente per gli operatori del settore. Ma gli ultimi dati rivelano uno scenario diverso.

La ripresa in corso vede infatti protagonista l’arredamento italiano, come emerge anche dal recente rapporto dedicato da ICE e Prometeia al nostro commercio internazionale.

Proprio guardare al di là dei confini nazionali continuerà a essere un fattore fondamentale per il sistema Paese: con il valore dell’export ormai pari a 1/3 del PIL, le nostre imprese sono chiamate a fare ancora una volta la differenza.

Non fa eccezione in questo senso la filiera legno-arredo, per cui nei mesi passati si stimava una crescita della produzione pari al 5,3% nel 2021.

L’e-commerce rappresenta sicuramente un canale preferenziale a questo fine, con un giro d’affari pari a 2,7 miliardi di euro per il comparto home e living nel 2020, come testimoniato dall’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano.

Presidiare dunque sia la dimensione digitale che quella fisica – con particolare riguardo per l’estero – rimane un obiettivo cruciale per raggiungere i consumatori italiani e stranieri.

Più nel dettaglio, quali sono i Paesi esteri su cui puntare nei prossimi mesi?

Arredamento italiano/italian furniture 2

Una domanda a cui risponde ancora una volta l’analisi ICE-Prometeia, rilevando ottime opportunità di crescita sia in mercati maturi che in territori emergenti.

Rientrano tra i primi aree come Stati Uniti, Francia, Svezia, Canada e Australia, dove si prevede nel biennio 2020-2022 una decisa risalita delle vendite di arredamento italiano.

Le previsioni di crescita a doppia cifra della domanda si traducono in un’occasione preziosa anche in aree sinora poco presidiate come il Sud America, con prospettive interessanti in nazioni quali Cile e Colombia.

La progressiva riapertura del comparto è testimoniata anche dalla conferma della prossima edizione del Salone del Mobile. L’evento, previsto a Milano dal 5 al 10 settembre, si propone come un’occasione unica per le imprese: un momento per dare di nuovo la giusta visibilità alle produzioni italiane, mettendo al centro qualità e innovazione.

Due fattori distintivi del settore, pronto a tornare protagonista anche attraverso una delle fiere internazionali più rappresentative per il design d’interni. In questo scenario attraversato da segnali positivi, non mancano tuttavia grandi sfide.

Quali sono quelle più immediate per le aziende?

Sostenibilità, nuovi prodotti e costi delle materie prime

Anche per l’arredamento e la sua filiera, si fa pressante la necessità di ripensare le strategie attuali. L’innovazione dei prodotti nella direzione di una sostenibilità sempre più marcata è ormai imprescindibile, e le imprese italiane lo hanno compreso da tempo.

Coniugando stile e nuovi metodi di produzione, sono numerose le aziende dell’arredamento che cercano costantemente ridurre il proprio impatto ambientale, ottenendo un vantaggio competitivo e traducendo in realtà gli obiettivi della transizione ecologica promossa dalla UE.

Una visione fondata su uno sviluppo duraturo inizia dunque a farsi largo nella filiera, come emerge anche da un report a cura di Fondazione Symbola e FederlegnoArredo: attenzione per materiali riciclati e riciclabili, abbattimento dei consumi energetici e rilascio di certificazioni di qualità sono oggi elementi sempre più richiesti, soprattutto nelle economie avanzate.

A ciò si somma un cambiamento di abitudini di consumo, soprattutto per quanto riguarda il segmento dell’arredamento professionale: il crescente mix tra lavoro in presenza e da remoto impone la necessità di nuove soluzioni, avvicinando il mondo della casa a quello dell’ufficio.

Lo studio e la realizzazione di prodotti innovativi si pone dunque come una delle colonne portanti delle nuove strategie delle imprese, chiamate a cogliere le trasformazioni del mercato.

Questi importanti cambiamenti si accompagnano anche a difficoltà operative, prima fra tutte il rincaro del prezzo del legno che di recente ha colpito la filiera, ripercuotendosi anche sull’edilizia.

Il legno da opera ha visto infatti un rialzo del prezzo pari al 60-70% rispetto alle quotazioni di settembre 2020: un balzo in avanti causato dall’aumento della domanda degli ultimi mesi. Ripensare alle politiche di approvvigionamento diventa prioritario in questo quadro, riducendo la dipendenza dai mercati esteri.

L’Italia è infatti quinta al mondo per importazione di segati di latifoglie e settima per i segati di conifere: una situazione che potrebbe cambiare grazie alla valorizzazione del patrimonio boschivo locale, attraverso un suo utilizzo programmato.

La supply chaindel settore ha saputo dimostrarsi resiliente e capace di adattarsi ai cambiamenti recenti: per fare sempre meglio, sarà necessario mantenere questo spirito, senza scordare ovviamente la ricercatezza che contraddistingue le lavorazioni di alta gamma del comparto.