Sempre più costose e difficili da trovare: la mancanza di materie prime è un problema che affligge ormai da mesi pressoché tutti i settori.

Una tempesta perfetta sembra essersi abbattuta sull’economia globale, generando una crisi di cui ancora oggi si fatica a prevedere la fine.

Accanto alla mancanza di componenti fondamentali, in Italia e non solo si assiste inoltre ai continui rincari dell’energia, vera e propria minaccia per numerose produzioni manifatturiere.

Vetro, acciaio, ceramica, plastica e non solo: le filiere energivore accusano duramente il colpo e si vedono costrette a scaricare a valle i costi, con inevitabili effetti sui prezzi per consumatori e aziende utilizzatrici.

Una situazione estremamente complessa e che ora ha richiesto l’intervento del Governo tramite un’apposita serie di manovre.

La problematica tocca trasversalmente tutti i settori: da quello agroalimentare, dove ad aumentare sono ad esempio i prezzi di grano, mais e soia fino all’automotive e l’elettronica di consumo, con la mancanza di semiconduttori ha colpito tantissimi stabilimenti. Discorso analogo vale per la carta, dove il prezzo della cellulosa è cresciuto di oltre il 70% rispetto a fine 2020 e i magazzini di molte imprese sono vuoti.

Le stesse considerazioni si applicano poi all’edilizia e all’arredamento, con il legno da importazione europea che nei primi mesi del 2021 ha visto un balzo del 30% del prezzo.

Questi sono solo alcuni esempi di una situazione che blocca le produzioni e determina continui ritardi nelle consegne, e a cui nei mesi scorsi si è sommata l’impennata dei costi di noli marittimi e container: un’anomalia della logistica mondiale che ha dato un’ulteriore spinta ai prezzi delle materie prime.

Ma quali sono le cause alla base di questi fenomeni? Quali i rimedi possibili e le strategie vincenti per far fronte alla situazione?

Le motivazioni: l’esplosione della domanda e la corsa agli approvvigionamenti

Le ragioni alla base di un fenomeno così complesso sono altrettanto ampie e variegate: da un lato c’è stata la ripartenza dell’economia nel corso dei mesi passati, che per alcune nazioni è avvenuta prima di altre.

La Cina ne è l’esempio emblematico, capace di accaparrarsi enormi fette di risorse prima che gli altri Paesi potessero fare lo stesso.

Un altro fattore a decretarne la posizione privilegiata in questa corsa agli approvvigionamenti è poi il possesso di enormi giacimenti di terre rare: basti pensare che l’80% dei materiali utilizzati per la produzione di batterie al litio è di provenienza cinese.

Alle cause geopolitiche si sommano poi le dinamiche di speculazione finanziaria: con la crisi del 2020 e il crollo iniziale dei prezzi, le materie prime si sono rivelate un investimento appetibile. Così, chi ha acquistato in precedenza sta ora rivendendo a prezzi esorbitanti.

Ma al di là delle motivazioni, quali sono le vie percorribili per far fronte alla situazione? Un primo passo è rappresentato da un’evoluzione delle strategie di approvvigionamento delle imprese.

Diversificare per ridurre il rischio: l’importanza di un piano B

Se da un lato la complessità della situazione può lasciare disorientati, dall’altro non mancano soluzioni concrete.

Avere a disposizione un piano B è la prima mossa che molte aziende potrebbero adottare.

Ma che cosa si intende esattamente con piano B?

Un insieme di azioni programmate con attenzione per evitare stop alla produzione, mitigando il rischio di blocchi lungo la supply chain e trovando vie alternative per continuare a operare.

Soprattutto le aziende manifatturiere, cuore pulsante dell’economia italiana, dovrebbero cercare sempre di più di sviluppare un approccio di questo tipo. In che modo?

  • Cercando, quando possibile, di ridurre i rischi di dipendenza da un unico fornitore: molte imprese mantengono da sempre rapporti di fornitura esclusivi, o con un numero limitato di altre aziende.
  • Valutando mercati di approvvigionamento differenti: il fenomeno del reshoring, con il ricollocamento di molte produzioni in Europa, potrebbe stimolare la ricerca di nuovi fornitori anche all’interno del continente, con l’esigenza di studiare mercati un tempo ignorati.
  • Mappando la presenza di fornitori alternativi attraverso analisi di mercato ad hoc per individuare solo quelli con le caratteristiche ricercate, ampliando così le proprie possibilità di approvvigionamento.

Tutti questi punti sono spesso sottovalutati dalle aziende, PMI in primis.

Eppure, la situazione attuale dovrebbe spingere ogni realtà a rivedere il proprio modo di agire, indipendentemente da settore e dimensioni.

Per agevolare questo processo, in Matchplat abbiamo messo a disposizione delle aziende algoritmi d’Intelligenza Artificiale e un database di 400 milioni di aziende per trovare nuovi fornitori in 196 Paesi.

Un primo passo essenziale per attuare il piano B di cui abbiamo parlato, riducendo i rischi del momento e cogliendo opportunità troppo spesso dimenticate.